I lubrificanti
Cerchiamo di fare un po’ di luce nei meandri delle
sigle sempre più misteriose dei lubrificanti.
Fino a qualche anno fa si faceva riferimento alle sigle A.P.I.
(American Petroleum Institute), che erano tutto sommato semplici e
chiare. Di un olio si indicava se era per auto a benzina con una S
(Service, stazioni di servizio) o per un diesel con la C (Commercial,
veicoli commerciali) più una lettera che tanto più era avanti
nell’alfabeto tanto migliore e performante era l’olio che indicava.
Esempio Sg-Cd indicava un olio “migliore” a benzina rispetto a un Se-Ce, ma “peggiore “ per un diesel.

Poi
veniva indicata la viscosità dell’olio es 15W- 40 e tutti erano in
grado di capire che un olio con quelle caratteristiche andava bene
praticamente per l’80% dell’Italia; se poi abitavamo che so a Trapani o a
passo Rolle era chiaro che nel primo caso era necessario un 20-50 e nel
secondo un 5W-30.
La W indicava che l’olio era stato studiato per un uso prolungato a basse temperature.
Tutto chiaro e semplice, tipicamente Yankee.
Poi
l’ACEA, che non è la municipalizzata romana bensì l’Associazione
Costruttori Europei Autoveicoli ha voluto creare delle sue specifiche.
La ACEA è nata nel 1996 in seguito alla fusione tra CCMC (Comitato
Costruttori del Mercato Comune) e ATIEL (Associazione Tecnica dei
Produttori Europei di Lubrificanti) e prevede 4 differenti livelli a
seconda del tipo di motore e di impiego.
La
classificazione è data da una lettera indicante la tipologia di motore e
da un numero riportante i diversi usi e applicazioni all'interno di una
determinata classe. Le cat. "A" (benzina) e "B" (Diesel) sono dedicate
al veicolo leggero. La cat. "C" (Catalyst Compatible) è sempre dedicata
alle auto, con in più la compatibilità del lubrificante con i vari
filtri dei gas di scarico. La cat. "E" è invece dedicata ai Diesel
industriali.
Al contrario di ciò che accade con le
specifiche API, una livello numerico più alto non significa migliori
performance, insomma le specifiche europee sono piuttosto da iniziati e
occorre dunque fare sempre riferimento al libretto di uso e manutenzione
del veicolo, sempre che uno lo abbia. Talvolta può essere indicato
anche l’anno della sequenza (es. ACEA B4-02), ma comunque il livello
rientra nella categoria essendo compatibile con le precedenti
applicazioni. Le ultime specifiche Acea sono del 2004, mentre l’Api è
giunta a Ci-Sm.
A tutto questo si sono sovrapposte specifiche
proprie dei vari costruttori, tipo quelle Mercedes e Wolksvagen, il
risultato è che un utente medio è sempre più confuso e costretto alla
fine ad andare nei loro Atelier (non è più il caso di chiamarli
officine autorizzate, visti certi prezzi) anche per un banale cambio
olio, che nel caso di un’auto diesel con Dpf di una nota casa tedesca
può arrivare a costare svariate decine di euro al litro, altrimenti ciao
Dpf, se non si usa la marca e il tipo di olio imposto sul libretto uso e
manutenzione. Non è che altre case facciano di meglio, lo sanno bene i
possessori di un piccolo motore diesel, che se non usano l’olio
prescritto si trovano con le punterie idrauliche simili ad un rullo di
tamburo.
Purtroppo più andiamo avanti e peggio sarà, visto che
tutte le case automobilistiche non vedono di buon occhio il cliente che
va dal meccanico sotto casa, e cercano di fare margini sempre più con
l’assistenza post vendita.
Bene ora cerchiamo di vedere un po’ più in dettaglio le cose.
Per
le specifiche abbiamo praticamente detto tutto, aggiungiamo solo che:
API SM è nata a fine 2004 e prevede test per maggiore resistenza
all'ossidazione, protezione dai depositi, miglior protezione dall'usura e
prestazioni a bassa temperatura.
API CI-4: specifica per i
diesel a 4 tempi (i diesel a due tempi non ci interessano perché il loro
uso è praticamente solo navale e sovralimentato) introdotta nel 2002,
prevede test per la compatibilità del lubrificante con sistemi di
ricircolo dei gas di scarico (EGR), e con altri sistemi di controllo e
trattamento dei gas di scarico. I lubrificanti appartenenti a questa
categoria forniscono ottima protezione contro l'usura, poca cenere e
depositi sui pistoni, mantenimento della viscosità a caldo, soprattutto
nelle zone più stressate dei motori, cioè nelle turbine. Finito, adesso
passiamo alle specifiche ACEA.
Le definizioni delle categorie sono le seguenti:
- A1/B1: oli a bassa viscosità. Adatti a motori di bocca buona, vecchiotti e che in genere lavorano a carico più o meno costante.
- A5/B5: oli
stabili a bassa viscosità, con caratteristiche di notevole
scorrevolezza per risparmio carburante.Adatti per un utilizzo severo e
lunghi intervalli di cambio.Prevedono prestazioni più elevate rispetto
ad A1/B1. Il livello B5 prevede lo stesso livello prestazionale del B4,
con in più specifici test per attestare le caratteristiche Fuel Economy.
- A3/B3: oli stabili adatti per l'utilizzo in mezzi ad elevate prestazioni, impiego severo e prolungati intervalli di cambio.
- B4: oli stabili adatti per motori Diesel di autovetture e veicoli commerciali con iniezione diretta.
- C1:oli
stabili per motori dotati di sistemi di trattamento dei gas di
scarico.Caratteristiche Extra Fuel Economy, Basso tenore di ceneri (<
0,5%).
- C2: oli stabili per motori di recente
tecnologia dotati di sistemi trattamento dei gas di
scarico.Caratteristiche Fuel Economy, Medio tenore di ceneri (<
0,8%).
- C3: oli stabili per motori di recente
tecnologia dotati di sistemi di post-trattamento dei gas di scarico.
Medio tenore di ceneri (< 0,8%).

Come
si vede non è facile orientarsi , confondersi tra un C1 e C2 è facile,
per esempio il nostro vecchio jtd vuole un B4 oppure un B3 è sufficiente
visto che l’olio lo cambiamo prima del limite dichiarato dal
costruttore?
Mah! Ai posteri l’ardua sentenza.
Ora per tornare alla W che si trova in molti oli dobbiamo parlare rapidamente di “
Viscosità” La viscosità
è una proprietà dei fluidi che indica la resistenza allo scorrimento,
giusto per generalizzare più un lubrificante è viscoso e meglio lavora a caldo.
Le
classi di viscosità degli oli sono stabilite dalla SAE , Society of
Automotive Engineers, e la W di Winter indica che la temperatura di
riferimento della viscosità dell’olio è –15° per un 20 W , -20° per un
15W , -25° per un 10 W, -30° per un 5W, fino a –35° per uno 0 W. La
temperatura estiva max assunta per convenzione è 100°, questo per dare
un range molto ampio per l’utilizzo dell’olio. Inoltre le specifiche SAE
dicono chiaro e tondo che un 15W-40 è un olio minerale o semisintetico,
un 20W-50 o 60 è un semisintetico e 5 o 0 W-30 sono oli sintetici. I
nsomma
se dove abitiamo la minima è sui –5° e la massima sui 35°, ma qualche
volta andiamo in montagna a sciare e d’estate Palermo ci vede, un olio
20W-50 è quello che fa per noi, sempre che sul libretto uso e
manutenzione non sia indicato diversamente!
Se poi
siamo possessori di una auto di quelle marche che ti obbligano all’olio
da loro prodotto, prepariamoci ad essere strizzati come limoni al primo
cambio olio. Non solo, se malauguratamente ci troviamo da qualche parte
con un impellente necessità di rabbocco di uno o più litri di olio
dovuti ad una qualsiasi banalissima perdita, e le officine e le
concessionarie della nostra marca sono chiuse per via dell’orario, o non
ci sono proprio sul posto, rischiamo di causare danni irreparabili al
Dpf, cioè il filtro antiparticolato, se ci azzardiamo al rabbocco con
l’olio del distributore aperto. In poche parole ci hanno venduto un
prodotto per la mobilità che non può andare dove non ci sono le loro
concessionarie/officine, e che se ha bisogno di olio fuori orario si
deve attaccare al beneamato tram di una volta, insomma un auto
poco….mobile!