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martedì 13 agosto 2013

tutto sulle batterie



Le batterie di avviamento sono in grado di sopportare le forti correnti dell’avviamento anche per più avviamenti consecutivi, ma non tollerano scariche profonde.

Vengono identificate con una scritta del tipo 12V – 55 Ah – 420A. La prima cifra indica la tensione della batteria, la seconda la capacità della batteria in 20 ore (C20), la terza la corrente di spunto, cioè la massima corrente che possono erogare all’avviamento per 30 secondi prima di scendere a 7.2 Volt.


Cosa si intende per "capacità" di una batteria?

Il valore di capacità "C20" si ottiene moltiplicando la quantità di corrente che la batteria può erogare continuamente per 20 (ore) prima di scendere a 10.5 Volt (valore convenzionale di batteria completamente scarica).
Nel caso di una batteria con 100Ah (C20), vuol dire che la corrente che si può erogare per 20 ore prima di scendere a 10.50 V è di 5 Ampere (5A x 20h = 100 Ah).

Può capitare che la capacità non venga espressa su 20 ore (C20), ma su cinque (C5) o su cento (C100) ore; in questo caso occorre tenere presente che i due valori non sono direttamente confrontabili, infatti la stessa batteria ha un valore di C20 di 90Ah ed un valore di C5 di 70 Ah.

Le batterie di avviamento non sopportano di essere scaricate oltre il 25-30% della capacità nominale per più di 10 volte: sono state costruite per l’avviamento dove il consumo per ogni messa in moto è di circa 5 Ah.

Quando completamente carica una batteria riesce a fornire la corrente accumulata in un intervallo di tempo più o meno lungo a seconda della capacità per cui è stata progettata. Ad esempio, una batteria 12V-60 Ampere/Ora (Ah) riesce a fornire 60 Ampere per un ora (oppure 30A per due ore o 120A per mezz'ora ecc..), dopodiché la sua tensione scende sotto i 12V e bisogna caricarla.

Queste considerazioni sono vere in teoria mentre in pratica sono progettate per fornire bene e continuativamente una corrente che è il 10-20% della loro capacità massima.

Diverso è il concetto di corrente di spunto. Questa può essere anche maggiore di 6 volte la capacità indicata (es. 60Ah=360Ampere), ma solo per pochi istanti necessari, ad esempio, a far girare un motorino d'avviamento.

Il processo di scarica, durante un normale utilizzo avviene con tempi molto più lunghi, infatti questi alti assorbimenti si verificano solo in fase di accensione del motore. Nell'istante in cui il motorino d'avviamento riceve la corrente scorrono molte decine di Ampere, ma appunto solo per pochi istanti. In quel momento la batteria viene fortemente utilizzata, ma come il motorino inizia a girare la corrente cala vistosamente e se il motore parte subito l'assorbimento diviene bassissimo fino praticamente a terminare nel momento in cui si rilascia lo starter. Da questo momento la batteria comincia ad essere ricaricata dall'apposito circuito di carica che provvede a restituire l'energia persa e quella che verrà successivamente consumata dalle varie utenze. Tra queste la principale è rappresentata dalle lampadine dei fari anabbaglianti e di posizione.

Se l'auto viene utilizzata per un periodo sufficientemente lungo da permettere un bilancio positivo tra la corrente consumata dai circuiti e quella ripristinata dal movimento, in teoria la batteria non ha bisogno di nessuna carica aggiuntiva. La sua carica viene infatti continuamente ripristinata. Se invece i tragitti sono sempre di breve durata, la batteria tenderà inevitabilmente a scaricarsi.

Avviene inoltre anche un normale processo di scarica che lentamente fa scendere la tensione degli elementi e questo è inevitabile e del tutto normale. Questo processo riduce la carica circa dello 0,5-1% giornalmente quindi se si lascia la moto inutilizzata per un periodo molto lungo è bene provvedere con qualche accorgimento per evitare che la batteria si rovini. Controlli periodici sullo stato della batteria poi sono del tutto consigliati in generale per aumentarne la vita.
Mantenere sempre carica la batteria quindi ne aumenta la vita e l'efficienza generale.

PERCHE' UNA BATTERIA SMETTE DI FUNZIONARE?

I motivi possono essere molteplici:

• rottura del contenitore: a causa di urti o vibrazioni lo scatolato si fessura lasciando fuoriuscire il liquido elettrolita e quindi una o più celle resteranno a secco;
• cortocircuito fra due piastre: ogni cella contiene due piastre che devono restare separate fra loro, rimanendo collegate elettricamente attraverso il liquido che le bagna entrambe. Se le vibrazioni o la rottura dei loro supporti fanno sì che entrino in contatto allora la cella va in cortocircuito e cessa di erogare corrente, la cosa può essere diagnosticata con un semplice tester che in questo caso misurerà ai poli una tensione di 2V inferiore a quella nominale per ogni cella cortocircuitata.
• solfatazione: se non utilizzata a lungo e soprattutto se portata a livelli di carica molto bassi (20-30%) la batteria al piombo può "solfatare", ovvero può subire una reazione chimica che crea sulla superficie delle piastre uno strato di solfato di piombo in forma cristallina, dura ed isolante. Una batteria solfatata solitamente non è più recuperabile e va sostituita poichè le reazioni chimiche necessarie alla carica e scarica di corrente non possono aver luogo; l'unico rimedio da tentare senza eccessive speranze è una ricarica "violenta" ad alte correnti in modo da far ribollire il liquido che potrebbe rimuovere parte della crosta superficiale. 
• autoscarica: le batterie al piombo sono soggette ad una lenta ma costante autoscarica anche se non utilizzate, la corrente "persa" può arrivare al 10% della capacità per ogni mese; l'autoscarica è favorita dalla presenza di impurità e sali minarali, anche per questo per i rabbocchi va usata acqua deminaralizzata; 
• generazione di fanghi: con il tempo, le vibrazioni, l'utilizzo, le cariche violente l'ossido di piombo delle piastre lentamente si stacca e precipita sul fondo della cella rischiando di creare un collegamento elettrico fra le piastre;
• interruzione dei contatti: cattiva manifattura e/o vibrazioni possono causare la rottura dei contatti elettrici fra poli e piastre, in questo caso la misura della tensione darà valore 0;


Come provvedere ad una corretta carica.

Le batterie vengono vendute precaricate, ma è buona norma, prima di utilizzarle, applicare un ciclo di ricarica a bassa corrente per riportarla al 100% della carica.

Il processo di carica consente alle celle che formano l'accumulatore di immagazzinare lentamente la corrente fornita. Questa corrente di norma deve essere il 10% della capacità indicata della batteria. Quindi una batteria da 60 Ah deve essere caricata con una corrente di 6 Ampere per un tempo massimo di 10-12 ore.

All'inizio la tensione sarà sui 12.6-13 V, poi questa tensione salirà molto lentamente. Quando arriva a 13.5-13.6 V significa che la batteria è quasi completamente carica.
La batteria infatti internamente è formata da 6 elementi di 2,1 Volt l'uno. Per mantenerla carica bisogna fornire almeno 2,3V ad elemento, ottenendo una carica lenta di mantenimento. Questa carica può essere portata a 2,5V per elemento se la batteria viene normalmente utilizzata, con i normali cicli di carica/scarica. Evitare di andare oltre i 15Volt e quindi di fornire molta corrente per abbreviare i tempi di carica.

Così facendo si va incontro al fenomeno detto di solfatazione. Si tratta di un fenomeno sgradito e dannoso che consiste nella formazione all'interno degli elementi, di cristalli di solfato di piombo. Con una carica violenta questi cristalli aumentano e si legano tra loro formando uno spessore sulle piastre interne e conseguente perdita di efficienza ed erogazione. Evitare dunque i carica batterie rapidi che spesso forniscono troppa corrente di carica.


Indicativamente questi sono i valori per una normale ricarica di una decina di ore:
• Batteria normale: 13.4 - 13. 8 Volt


Il fenomeno della solfatazione colpisce la batteria anche quando questa si scarica senza mai ricaricarla. Più si scarica più il fenomeno aumenta fino a rovinare del tutto la batteria. Un'altra causa di solfatazione si verifica quando le piastre della batteria, a causa del basso livello dell’elettrolita, vengono esposte all’aria. Per questo motivo alle batterie a liquido bisogna anche controllare periodicamente il livello dell'elettrolita.

Questo ci dà lo spunto per parlare della densità dell’elettrolito e del Densimetro, lo strumento appunto per misurare la densità delle batterie tradizionali.

Il liquido contenuto nella batteria è una soluzione acida composta di acqua distillata e acido solforico. In una batteria carica la densità a 27°C è maggiore di 1.260 Kg/l. Quando è inferiore a 1.120 la batteria è completamente scarica.

La densità è indicata in Kg/l o Kg/dm3 in certi casi anche in gradi Baumè (scritto Bè)
• Densità 1,265 Kg/l - Bè 30,23 - Carica al 100%
• Densità 1,225 Kg/l - Bè 26,51 - Carica al 75%
• Densità 1,190 Kg/l - Bè 23,04 - Carica al 50%
• Densità 1,155 Kg/l - Bè 19,37 - Carica al 25%
• Densità 1,120 Kg/l - Bè 15,46 - Completamente scarica

Per misurare questi livelli si utilizza un semplice densimetro per batterie che è solitamente formato da una ampolla di vetro e una pompetta per aspirare il liquido. Dentro l'ampolla c'è un peso con un'asta graduata che si alza a seconda della densità del liquido all'interno dell'ampolla. I modelli più semplici sono colorati di rosso e di verde quelli più precisi anche di altri colori. I valori indicati dai colori corrispondono ai vari livelli di densità e quindi di carica. Il verde rappresenta la condizione di carica il rosso di scarica. Le due condizioni si verificano perché, quando la batteria è completamente carica l'acido solforico è in soluzione con l'acqua, quindi l'elettrolito è più denso.

Quando invece è completamente scarica l'acido solforico aderisce alle placche e quindi la soluzione diviene acquosa con conseguente densità e peso minore.

E’ anche possibile verificare il livello di carica misurando la tensione ai capi della batteria (che non deve avere carichi collegati, se connessa elettricamente all'autovettura dovremo spegnere il motore e tutti gli accessori elettrici) dunque si può risalire alla seguente tabella:

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Al di sotto dei 12V (quindi del 50% circa) la batteria va assolutamente ricaricata pena il forte rischio di solfatazione delle piastre; questa è anche la soglia al di sotto della quale è praticamente impossibile avviare il motore.
La precedente tabella è da considerarsi valida qualora tutte le celle siano nelle stesse condizioni di carica e solfatazione; può però capitare che a vuoto la batteria dia buoni valori di carica ma che la tensione crolli poi verticalmente anche sotto agli 11V applicando un piccolo carico come una lampadina da qualche decina di Watt; in questo caso con tutta probabilità alcune celle sono solfatate ed altre no


Cenni sui caricabatterie. 

Immagine

le esigenze di ricarica e la necessità di controllare la corrente porta direttamente alla scelta del caricabatteria, visto che non sono tutti uguali, anzi; ritornando alla precedente immagine con i diversi modelli, diciamo che il "TIPO 1" sarebbe tendenzialmente da evitare per la mancanza sia dell'amperometro (la lancetta che ci dice quanta corrente stiamo infilando dentro alla batteria) che del selettore di corrente (alta o bassa), presenti invece in un caricabatteria "TIPO 2" che si distingue per la presenza di alcuni selettori sul pannello. Il "tendenzialmente" è da considerarsi tale poichè se noi abbiamo una batteria da 50 Ah e il caricabatteria "TIPO1" eroga non più di 5A allora non avremo bisogno di selettori che limitino la corrente, siamo già a posto così. Un "TIPO2" è comunque più flessibile adattandosi a più tipi i batterie come voltaggio che come capacità, ad ogni modo dobbiamo sapere che il caricabatteria da usare/acquistare va scelto in base alla batteria che dovremo trattare.
Una scelta più costosa (circa il doppio di un "TIPO 2" ma efficace prevede piuttosto l'acquisto di caricabatteria automatici e di mantenimento: questa tipologia prevede il controllo della carica mediante microprocessore in modo da non superare mai voltaggi e correnti dannose per la batteria; questi caricatori sono poi eccellenti nel caso vi siano batterie da mantenere efficienti in mezzo a lunghi inutilizzi (è il caso di vetture lasciate per mesi senza avviamento, motociclette o imbarcazioni lasciate a riposo durante l'inverno) poiché si autoregolano in base alla tensione rilevata sulla batteria da ricaricare. I più raffinati possono poi seguire diversi programmi di ricarica tentando pure il recupero di batterie solfatate.
Nel caso si debba lasciare l'auto all'aperto sempre per lunghi periodi esistono da poco anche dei pannelli solari da posizionare sul cruscotto e da collegare alla batteria mediante la presa accendisigari (se sempre in tensione) oppure mediante i morsetti; la scelta può essere valida poichè la corrente erogata durante il giorno contribuisce a compensare l'autoscarica dell'accumulatore. 
Come fare in pratica: riepiloghiamo cosa fare per la ricaricare un accumulatore:
• apriamo il cofano motore e verifichiamo il livello del liquido batteria, eventualmente rabbocchiamo;
• se abbiamo dei dubbi verifichiamo i llivello di carica;
• scolleghiamo i poli;
• colleghiamo i due morsetti del caricatore ai due poli della batteria RISPETTANDO RIGOROSAMENTE LA POLARITA' (+ con +, - con -), verifichiamo i settaggi di voltaggio e corrente nel pannello e infine accendiamo il caricabatteria;
• durante la carica lasciamo aperta la finestra del garage per disperdere gli eventuali gas prodotti dal processo di ricarica; 
• a carica conclusa (la lancetta dell'amperometro segnerà 0 corrente fornita alla batteria) spegnamo il caricatore, scolleghiamo i morsetti e ricolleghiamo i poli batteria all'auto.
• ricordiamoci di verificare nuovamente il livello del liquido che potrebbe esser diminuito durante la ricarica.


Per riassumere i processi di carica e manutenzione:
• Mantenete la batteria sempre carica. Se non utilizzata ricaricatela ogni 2 settimane o utilizzate un caricabatterie automatico
• Controllate, dove possibile, il livello e la densità dell’elettrolito per controllare che tutto sia normale
• Mantenetela pulita, controllate i morsetti e se necessario dopo averli serrati ingrassateli con vaselina.
• Caricate con 1/10 della corrente indicata dal costruttore (60Ah=6A)
• Evitate ricariche violente per ridurre i tempi previsti ma al contrario preferire ricariche lente.


Avviamento con auto di soccorso...


• a motori spenti collegare mediante il cavo i poli positivi delle due batterie.
• avviare il motore dell'auto di soccorso
• collegare il secondo cavo prima al negativo della batteria dell'auto di soccorso, poi alla carrozzeria dell'auto in panne, magari vicino al motorino di avviamento (comunque lontano da sostanze infiammabili: potrebbe nascere qualche scintilla)
• avviare il motore dell'auto in panne, con l'altro motore un pò su di giri. Lasciare stabilizzare il motore appena avviato
• staccare i cavi in ordine rigorosamente inverso: prima il negativo dalla carrozzeria dell'auto ricevente, poi il cavo positivo.


Riguardo l'avviamento tra due auto è opportuno far notare che:

• anche se eseguito correttamente presenta sempre una piccola parte di rischio specialmente sulle vetture con molta elettronica, pertanto è preferibile, sempreché possibile, farlo con un booster oppure con una batteria scollegata dall'altra macchina (nel secondo caso, ovviamente, deve essere di amperaggio almeno al pari di quella della vettura da far partire);
• particolare attenzione và prestata alla qualità e dimensione dei cavi: per vetture a benzina fino 2000cc e diesel sotto i 1500cc si consigliano cavi di sezione da 15mm²; per vetture di motorizzazioni superiori sono consigliati, invece, cavi di sezione da 25mm²

sabato 3 agosto 2013

la mia incazzatura per queste cose........

tanto per tornare sulle assicurazioni: provate a immaginare cosa hanno fatto pagare alla assicurazione milano un vetro in policarbonato della polyplastic quelli con loro convenzionati ovvero carglass/dottorglass ( ps: una finestra saitz la piu grande viene attorno ai 350 euro.....
quella in questione e' questa della polyplastic: Questa è la finestra della POLYPLASTIC serie ROXITE F23 1450x600 GS -  viene al pubblico intorno ai 420 euro iva compresa
e il fatto che queste assicurazioni obbligano il cliente , che ovviamente ha firmato la clausola sul contratto,ad andare da quelli con loro convenzionati anche se portano un preventivo piu' basso.
danto per intenderci non solo dovrebbero smettere di lamentarsi dell'utente che truffa, ma guardandosi in casa , vi sarebbero altri modi per ONESTAMENTE far quadrare i bilanci.....

martedì 23 luglio 2013

Elenco senza titolo (playlist)

giovedì 18 luglio 2013

Workshop su tutela e benessere degli animali

CASTROVILLARI – (Comunicato stampa) Artigianato, agriturismi, fattorie didattiche, piccola ristorazione legata al territorio e ai prodotti d’eccellenza del Pollino, attività commerciali e sostegno alle attività turistiche. 
S’inquadrano in questi ambiti gli interventi del Gal Pollino Sviluppo con le misura 311 e 312 “Paesaggi e Ospitalità” Psr Calabria 2007 - 2013 Asse IV - “Approccio LEADER”, sostenuti da quasi un milione e mezzo di investimenti, da destinare alle attività imprenditoriali del territorio del Pollino legate allo sviluppo endogeno capaci di corroborare le eccellenze di quest’area di Calabria con idee innovative e legate al patrimonio esistente. 
La struttura, presieduta da Domenico Pappaterra, e diretta da Francesco Arcidiacono ha messo in campo ben quattro azioni, inserite nel contesto del Psr calabrese, pubblicate sul Bur Calabria n°24 del 14.06.2013 parte III che consentiranno l’ampliamento di strutture già esistenti ma anche la creazione di nuove imprese e servizi a sostegno del turismo in un territorio ad ampia vocazione agricola e naturalistica.

In particolare la Misura 311 - Diversificazione in attività non agricole consentirà, con due azioni distinte, alle aziende agricole regolarmente iscritte presso la C.C.I.A.A., ad aziende singole o associate, o a membri di famiglie agricole di ricevere contributi per la ristrutturazione ed il miglioramento di fabbricati rurali da destinare a creazione di aree attrezzate per il tempo libero, sosta tende e camper, allestimento di aree da dedicare ad attività culturali e sportive, escursionistiche ed ippoturistiche, con una attenzione anche alla creazione di spazi per l’ospitalità di cani di proprietà degli ospiti che soggiorneranno nelle strutture agrituristiche. Ma anche la possibilità di realizzare o consolidare imprese agricole multifunzionali ed innovative come le fattorie sociali, didattiche, creative ed eco-fattorie per un importo complessivo di 830.000€.

La Misura 312 - Sostegno alla creazione e allo sviluppo di Micro-imprese metterà a disposizione 656.814,22€ complessivi per incentivare la creazione e lo sviluppo di micro-imprese artigiane legate specificatamente a caratteristiche tipiche del territorio o alla trasformazione di materia prima agricola (comprese gelaterie e pasticcerie legate a produzioni caratteristiche dell’area di riferimento del Gal Pollino Sviluppo); oppure la nascita di attività commerciali di prodotti e servizi (legati ad esempio al turismo rurale) strettamente connessi alla promozione del territorio e delle sue tipicità come le attività di piccola ristorazione (fino ad un massimo di 25 posti mensa).

I bandi, attivi fino al 29 luglio prossimo, si collocano nel solco delle strategie precipue a sostegno dello sviluppo locale che è «la costante volontà del Gal Pollino per dare slancio, linfa vitale e man forte - soprattutto in questo tempo di crisi - alle intelligenze, le capacità e la voglia di rimanere legati al territorio di quegli imprenditori e quei giovani che hanno scelto con determinazione e passione - ha affermato il Presidente del Gal Pollino Sviluppo, Domenico Pappaterra - di fare del Pollino una terra di sviluppo e ricchezza da esplicitare in mille servizi, risorse ed attività legate ai prodotti della terra e la bellezza dei luoghi e dei paesaggi». 

«Con queste nuova tornata di bandi – ha sostenuto il direttore della struttura, Francesco Arcidiacono - il Gal Pollino Sviluppo offre opportunità a quanti sono convinti che fare impresa nel Pollino, puntando sulle ricchezze immateriali, culturali, turistiche e agroalimentari del comprensorio, sia possibile e di stimolo al sistema economico territoriale». 

da : il sole24ore,Con il camper la vacanza è a prova di budget di Corrado Canali

Tempo di vacanze, magari all'aria aperta, sia per poter riacquistare un vero contatto con la natura, ma anche per gestire al meglio il proprio budget di spesa che coi tempi che corrono è sempre meno pingue. In Italia, però, si vendono meno camper, colpa della congiuntura economica negativa, nonostante sempre più gente che dimostra di apprezzare le vacanze all'aria decida di andare in vacanza con gli autocaravan. La vacanza "plein air" oltre che itinerante, insomma, continua a piacere agli italiani. E non solo per contenere le spese, ma per diverse e non trascurabili ragioni: si può decidere all'ultimo dove andare, senza dover programmare con troppo anticipo le vacanze. Lo spazio a bordo dei veicolo è abbondante e non impone scelte "dolorose" fra i bagagli da portarsi al seguito. Il viaggio itinerante, poi, consente di scoprire anche piccoli centri e un'Italia tutt'altro che minore che normalmente viene esclusa dal turismo di massa. E lo si può fare in compagnia, con gli amici, opportunamente attrezzati anche loro con tanto di caravan. 
IL SETTORE RESTA VIVACE - Ecco perché l'industria italiana dei camper, nonostante le vendite in consistente calo, resta ancora vivace. E sono numerosi i modelli nuovi annunciati, quelli usciti da poco o altri ancora in arrivo sul mercato che, fra l'altro, saranno presentati dal 14 al 22 settembre a Parma sede della edizione 2013 del Salone del camper, la seconda più importante rassegna a livello europeo per dimensioni dopo quello di Düsseldorf, in Germania. 
IL MERCATO IN CIFRE – A sintetizzare i numeri del mercato italiano del caravanning dell'anno scorso è il secondo rapporto annuale dell'Associazione dei produttori di caravan e camper. Nel 2012 sono stati venduti 6.156 mezzi nuovi, il cui costo può andare dai 40 mila euro di un modello di primo livello ai 150 mila e oltre di uno di lusso. Di questi 4.731 sono autocaravan, cioè i camper veri e propri, e 1.425 le caravan, cioè le roulotte a traino dell'auto, le cui vendite sono calate rispetto al 2011 del 32,6% e del 16,1%. "Su questa riduzione pesano la difficile congiuntura economica - spiega Paolo Bicci che è l'amministratore delegato di Trigano oltre che presidente dell'Apc - ma anche il calo del potere d'acquisto delle famiglie e la difficoltà di accesso al credito al consumo". Come dire che con meno soldi in tasca, si acquistano sempre meno camper. In calo, inoltre, del 35,2% anche il numero dei nuovi camper immatricolati con destinazione noleggio. 
USATO IN CRESCITA - Nonostante le minori risorse a disposizione, il caravan continua a piacere e si finisce, dunque, comprarlo usato. Nel 2012 si sono venduti 18.968 mezzi usati, l'11,4% in meno rispetto al 2011, ma la quota dell'usato che ha un costo medio che si aggira intorno ai 20 mila euro, sul totale dei mezzi venduti è comunque in aumento: se nel 2011 ogni 100 nuove immatricolazioni venivano acquistati 306 camper usati, nel 2012 ogni 100 nuove vendite si sono registrati 401 veicoli usati. 
IN AUMENTO L'UTILIZZO - E a conferma del fatto che il turismo all'aria aperta piace sempre di più arrivano altri numeri. Secondo gli ultimi dati Istat usciti a inizio anno, nel 2012 l'utilizzo del camper per le vacanze è aumentato del 38,6%, soprattutto per quelle lunghe (+54,9%). Il motivo? "Di solito chi ha a disposizione un camper - prova a spiegare Paolo Bicci - non fa una sola vacanza all'anno ma parte più volte perché ha fatto un investimento che vuole sfruttare". Viaggiando su un autocaravan, inoltre, le coppie in pensione e le famiglie con bambini piccoli che rappresentano la tipologia dei camperisti italiani tipo, risparmiano parecchio rispetto a un soggiorno ad esempio in albergo o in una casa in affitto. Motivo per cui la tendenza è ad aumentare il numero dei giorni di vacanza rispetto a chi sceglie un soggiorno stanziale. Unica difficoltà, non trascurabile, che si incontra viaggiando in Italia, è la scarsità di aree di sosta attrezzate. 
TERZO PRODUTTORE IN EUROPA - L'Italia, dunque, nonostante la crisi, continua a essere il terzo produttore europeo di camper dopo Germania e Francia. Il Nord Italia si conferma come l'area in cui si concentra il maggior numero di nuove immatricolazioni, il 72% del totale nazionale, concentrato tra Lombardia (21,6%), Piemonte (14,2%), Emilia (12,9%) e Veneto (12,2%). E l'associazione dei produttori registra ancora numeri importanti: 40 le aziende rappresentate dall'Apc, 500 milioni di euro il loro fatturato annuale e circa 5.000 le persone impiegate dal settore, comprensive dell'indotto.
LE NOVITA' - Tra le novità dell'anno, Caravans International propone il suo autocaravan Mizar Elite, un veicolo allestito su meccanica Fiat Ducato, caratterizzato da una scocca esterna che assicura un miglior isolamento dalle infiltrazioni, dagli agenti atmosferici e dai rumori esterni. Il prezzo si aggira intorno ai 62 mila euro nella versione super accessoriata. Laika, invece, ha una novità di grande lusso. Il Rexosline 9009, sotto gli otto metri di lunghezza, costa circa 110 mila euro ed è realizzato in stile nautico, con un soggiorno molto ampio, ed dotato anche di uno spazio per posizionare un cesto in caso si viaggi con il proprio cane o gatto. Più piccolo il nuovo camper di Arca, il modello M 686 GLT, un mezzo anch'esso allestito su meccanica Ducato, di lunghezza inferiore ai sette metri e omologato per sei persone. Il costo si aggira intorno ai 52 mila euro.

Vacanze, 3 milioni e mezzo di italiani in tenda, roulotte o camper

Come negli anni Settanta, a causa della crisi, ben 3,5 milioni di italiani hanno deciso quest’estate di trascorrere la vacanza in tenda, roulotte o camper, per conciliare le esigenze di indipendenza e di flessibilità con quelle del risparmio. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dell’indagine Ipr Marketing dalla quale si evidenzia che anche per questo tipo di vacanza all’aria aperta nell’estate 2013 si accorciano durata e distanza delle mete da raggiungere.
Se i piu’ giovani – sottolinea la Coldiretti – preferiscono la tenda, le persone di età piu’ matura e con maggiori disponibilità finanziarie privilegiano la roulotte e soprattutto il camper sul quale viaggeranno ben 1,5 milioni di italiani. La voglia di indipendenza e la necessità di risparmiare spinge a dormire sotto le stelle molti italiani in una estate all’insegna del low cost con quasi sei famiglie italiane su dieci (58 per cento) che partiranno per le vacanze che – continua la Coldiretti – hanno preventivato complessivamente un budget inferiore ai mille euro per l’estate 2013 e di questi ben il 18 per cento pensa di spendere addirittura meno di 500 euro.
Solo la metà degli italiani in vacanza (51 per cento) ne approfitterà per mangiare fuori in ristoranti, trattorie, agriturismi e pizzerie mentre una minoranza del 7 per cento si affiderà a bar o fast food, ma una percentuale elevata del 32 per cento – precisa la Coldiretti – prevede di cucinare da solo, come avviene regolarmente per il turismo all’aria aperta in tenda roulotte o camper.
Ritorna infatti il picnic in spiaggia dove secondo l’indagine i cibi piu’ gettonati sono – rileva la Coldiretti – la frutta (77 per cento), i panini (61 per cento), le verdure (19 per cento), i piatti pronti (17 per cento) come pasta e riso freddo, pasticcio e lasagne, ma non manca chi sceglie altro come salumi, formaggi o la carne in scatola, il prodotto simbolo delle gite degli anni 70.
L’offerta turistica Made in Italy ha colto – sostiene la Coldiretti – questa opportunità e lungo tutta la penisola sono disponibili servizi, aree di sosta e campeggi al mare, nelle citta’ d’arte, in montagna ed anche in campagna. Si stima che in Italia – sottolinea la Coldiretti – siano presenti almeno mille agricampeggi che rendono disponibili quasi 8mila piazzole di sosta particolarmente apprezzate dagli amanti della vacanza all’aria aperta come i camperisti.
Molte aziende agrituristiche di Terranostra – continua la Coldiretti – si sono attrezzate con l’offerta di di colazioni al sacco o con la semplice messa a disposizione spazi per picnic, tende, roulotte e camper per rispettare le esigenze di indipendenza di chi ama prepararsi da mangiare in piena autonomia ricorrendo eventualmente solo all’acquisto dei prodotti aziendali di campagna amica.
Le sole aree di sosta camper presenti in Italia al di fuori dei campeggi sono circa 2000, di cui il 69% aree attrezzate, il 18% camper service e il 13% punti di sosta non attrezzati. E’ il Nord Italia ad ospitare il maggior numero di aree di sosta, con il 45,1% delle aree totali, di cui 21% al Nord Ovest e 24,1% al Nord Est, seguito dal Centro e dal Sud, rispettivamente con il 26,5% e il 28,4%, secondo il Rapporto nazionale sul turismo ‘en plein air’ in camper e in caravan 2013 dell’Associazione Produttori Caravan e Camper.

Stilisti in camper anticrisi,

Il mercato è in crisi, anche quello della moda. E gli stilisti devono inventarsi qualcosa di nuovo, magari diventare vagabondi su un camper di lusso.
Come Stefano e Cosima D'Inzillo, la coppia di fashion designer che ha sposato la filosofia del Motorhome per presentare nel mondo le cinture e borse-gioiello del marchio.

«Non basta più stare fermi - dicono- ad aspettare che i compratori bussino alle porte. Ce lo andiamo a prendere noi il mercato, mettendoci in gioco personalmente, con una nuova strategia di contenimento dei costi di gestione dell'azienda».
Nasce così l'«Handmade in Italy Rocks Tour» del brand D'Inzillo, iniziato dalle Cantine dei Marchesi Antinori di San Casciano e arrivato alla prima tappa nella capitale durante le sfilate di Alta Roma, per poi proseguire verso il nord Europa.
Cosima e Stefano hanno fatto una scelta radicale, affittato la loro casa di Roma e comprato un motorhome molto grande e lussuoso per andarci a vivere e lavorare in giro per il mondo, con le loro creazioni glamour e moderne